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Paolo Bettini
<<Un comunicato del Ministero dell'Interno tedesco recita:
"se Bettini partecipa ai Mondiali "viene distrutta la credibilità
della battaglia comune del ciclismo contro il doping".
Stavolta c'entra la carta etica dell'Uci.
Che Bettini si è rifiutato di firmare, ma che non ha valore giuridico
né costituisce un vincolo legale per i corridori.
Dunque l'Uci non può squalificare chi non l'ha firmata,
ma al governo questo importa poco: se l'iridato sarà al via a Stoccarda
il ministro Wolfgang Schauble minaccia di congelare
150 mila euro di fondi destinati all'organizzazione.>>
agenzia di stampa Reuters
Premetto: sia in Francia che in Germania la più grande smania dei ministri degli interni degli ultimi anni (Schäuble e Sarkozy, ora purtroppo Presidente...) è stata quella di controllare tutti coloro che risiedono nei rispettivi paesi. Dei folli amanti del DNA, della tracciabilità del cittadino non-francese e non-tedesco.
Un attrattivo viziaccio mitteleuropeo.
E' connaturata in loro una smodata paura dello sconosciuto, del "colpo di genio" magari di uno che, come Bettini, passa e vince mentre migliaia di attoniti francesi e tedeschi se ne restano lì, impietriti dallo straniero, dal meridionale, dal diverso, dal nemico che vince.
Ed ora svolgo il mio temino della domenica... Ormai è un'abitudine: ogni volta che in Francia o in Germania c'è qualche evento sportivo in cui "gli italiani sono favoriti", si scatena la caccia all'italiano: decine di bombe mediatiche ripiene di luoghi comuni...
Talvolta si preannuncia che gli italiani giocheranno con dei coltelli nascosti nei grandi baffi neri o si rivela che il Colosseo sia stato venduto ad un russo e con quei soldi si siano comprati gli arbitri e i giudici di gara.
L'attacco etnico è capitato anche alla squadra di ciclismo a Stoccarda, negli ultimi giorni. Una raffica di offese, insinuazioni fantasiose, un clima fetido e non degno del popolo tedesco, mediamente dotato di una certa educazione al rispetto ed alla civiltà.
Allora: a me non me ne fotte un cazzo dell'Italia, dell'Europa, del mondo fatto di insieme di nomi e di numeri fatti di altri insieme di nomi e numeri. Delle bandiere, del patriottismo e tanto meno di tifare.
Amo (ed odio) gli umani. Uno per uno. I singoli con le loro storie d'oro o le storie di merda. Marco e Luigi e Karl e François e Marie e Luis e Li Wan Zung. Tutto il resto: gruppi sociali, etnie, partiti, squadre di calcio, gente bionda, gente bassa, intelligenti, stolti... Semplicemente non mi interessano. Dico che quasi quasi per me non esistono.
E allora Paolo Bettini quando piangeva pochi minuti fa prima di salire sul podio, piangeva non come tutti "gli italiani che nel mondo subiscono le ingiustizie", sarebbe ancora una volta non vedere il problema...
Bettini ha vinto, ma più che altro ha faticato, è stato se stesso per kilometri, ha pianto ed ha bestemmiato il mondo delle ingiustizie. E' stato come quelli che, dopo aver subito cattiverie, tengono più alta la testa, metri sopra lo sterco, in alto a respirare davvero, dove si piange e si vive. Ecco. Sono questi qui gli eroi, se proprio di eroi non si può fare a meno.
Questi eroi sono gente che fa quello che c'è da fare.
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