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30/11/2006 Anche quando si scrivesse il più segreto dei diari personali, ci dice Borges, si scrive con alle nostre spalle un presunto lettore che ci guarda e che leggerà quanto stiamo scrivendo.
Questo blog mi pare non sfugga a questo presupposto. Allora io conosco più o meno personalmente parte di chi lo legge. Altri lettori invece non li conoscerò mai e magari finiscono qui per sbaglio. Forse restano, forse no. Ma oggi sento un bisogno irrazionale di riportare la seguente storia accadutami, pressochè inutile o poco significativa. Non so definirla. Un disperato, l'irrazionale e la ragazza Stamattina esco in strada per fumare una sigaretta. La accendo e comincio a dondolarmi per riscaldarmi un pochino; intanto mi guardo attorno: un albero davanti a me getta foglie gialle, una parte di queste finiscono a terra, altre rimangono sui rami o su altre foglie meno gialle. Giunte a terra, le più temerarie sono premiate e rese bellissime dal sole; metto a fuoco lo sfondo della visione e conto quindici biciclette da donna parcheggiate in modo approssimato e ancora più indietro sfavillano, in una vetrina lindissima, le luci di Natale prematuramente esibite da un negoziante senza stile. A venti passi dal mio fianco sinistro un uomo con i calzini bianchi sputa a terra un grosso carico di catarro. Poi si volta verso di me, mette una mano in tasca e tira fuori un oggetto. Sembra una pistola oppure una bottiglietta scura o un cellulare molto voluminoso. Mi fissa e poi smette di fissarmi. Non so. La truce fantasia di cui sono dotato dalla nascita mi fa pensare che quell'uomo da mesi porti una pistola in tasca e attenda quel momento coraggioso in cui la userà contro se stesso. Ma non accade niente. Ed io riporto lo sguardo a qualche metro da lì, di nuovo a guardare le foglie che cadono a plotoni di dieci o venti. Finisco la sigaretta e torno ad osservare l'uomo. Sta sempre seduto sulla panchina, ora ha la testa fra le mani ed è evidentemente disperato a causa di qualcosa. Nell'attimo preciso in cui spengo la sigaretta giunge una giovane con una cartella blu in mano, mi chiede se sono interessato a sconti per la fornitura di energia elettrica e non riesco a risponderle nemmeno con un buongiorno. Mi riformula la domanda e riesco solo a restituire le seguenti irrazionali parole: "Credo che in ogni caso non sia il momento" e le indico l'uomo che - assolutamente inconsapevole della nostra presenza - si sta sdraiando sulla panchina con una mano sul volto. Lei è leggermente spaventata dalle mie parole e dalla visione dell'uomo, mi dice "scusa" e se ne va. Ed io stesso mi spavento un poco perchè ora razionalizzo che le parole che io le ho detto, in realtà, sento che le ha risposte quel povero cristo per mezzo della mia bocca. |